ei secoli passati, a Zanzibar, per ingraziarsi gli spiriti benevoli all'atto di costruire un immobile, era consuetudine gettare tra le fondamenta uno schiavo vivo.

In piena piazza Mizingani vi è un enorme albero di Ficus Bengalensis piantato nel 1944.

Al riparo del sole, sotto di esso, vi sono da allora persone che costruiscono barche di grandi dimensioni come se nulla fosse, in un vero e proprio cantiere navale all'aperto, incuranti del traffico.

Passeggiando sulla spiaggia, quando la marea fa ritirare le acque del mare, si troveranno a terra un incredibile numero di conchiglie del genere "Cipree" dal colore viola chiaro.

Tali conchiglie, nel passato, venivano considerate moneta in alcune zone dell'Africa Occidentale e Zanzibar costituiva per questo motivo una sorta di "zecca" del continente.

Nella parte vecchia della città di Stone Town è possibile ammirare dei dipinti che sembrano "naif" in vendita nei piccoli negozi. Questa tecnica pittorica, qui soprannominata "Tinga Tinga", prende il nome da un giovane pittore nato nei pressi di Dar Es Salaam.

Egli rappresentò su tela la vita africana in maniera del tutto fantasiosa e creò una corrente di pensiero artistica che lo fece divenire famoso in tutta la nazione. Edward Said Tinga Tinga, purtroppo, morì a soli 32 anni.

Freddy Bulsara, "il più misterioso dei Queen", morto giovanissimo di Aids, era nato il 5 settembre 1946, a Zanzibar, da genitori britannici (il padre era un diplomatico inglese).

Ribattezzatosi "Mercury" in onore del dio greco Mercurio, messaggero dell'Olimpo e patrono del commercio, Freddie cominciò a interessarsi alla musica pop dopo l'incontro con May e Taylor, con i quali diedero rapidamente corpo alla sua "originale idea" per sfondare in ambito musicale: la loro nuova band avrebbe dovuto riproporre l'oltraggiosità di Mick Jagger in una più chiassosa veste scenica e sul piano musicale avrebbe dovuto fondere melodie pop con venature hard di matrice zeppeliana.

L’edificio del "Vecchio Dispensario" deve il suo nome al fatto di aver ospitato al piano terra un dispensario con una farmacia ed un medico.

La prima pietra del "Tharia Topan Jubilee Hospital", la cui costruzione era stata commissionata da Sir Tharia Topan, fu posata l’ 8 luglio 1885, ma la sua morte, avvenuta in India nel 1891, provocò l’interruzione dei lavori, che furono poi ripresi dalla sua vedova e bloccati nuovamente nel 1893 per mancanza di fondi, e portati finalmente a termine l’anno seguente.

Nel 1900 fu acquistato da Nasser Nur Mohamed con l’intenzione di farne una istituzione caritatevole. Il piano terra fu adibito appunto a dispensario, mentre i due piani superiori furono divisi in alloggi.

Anche questo edificio era stato abbandonato al suo destino dopo la rivoluzione del 1964, nonostante, o forse soprattutto, fosse passato sotto il controllo governativo.

In virtù di una maggiore attenzione verso le testimonianze dell’arte e della cultura dell’isola, nonché di una maggiore apertura a forme di collaborazione con enti e società private, l’Aga Khan Trust for Culture ha preso in affitto il dispensario nell’ottobre 1990 per riportarlo agli antichi splendori, siglando il contratto per il restauro dell’edificio nel 1994, dopo quattro anni di studi e progetti.

Più che di un vero e proprio restauro bisognerebbe parlare di un progetto di conservazione, poiché si è cercato di rispettare in ogni particolare la struttura originaria, scegliendo gli stessi materiali originali o altri che fossero compatibili con essi.

All’epoca della sua costruzione il dispensario era considerato uno dei simboli dell’architettura multiculturale dell’isola e l’edificio odierno, denominato Stone Town Cultural Centre, ha conservato tutte le caratteristiche originarie, ponendosi come pietra di paragone per la conservazione del patrimonio culturale di Stone Town. L’edificio ospita vari eventi culturali.

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