mercati di Zanzibar pullulano di vita. A differenza dei centri commerciali dei paesi benestanti, essi rappresentano un tripudio di colori, armonia, sapori, forti odori e soprattutto suoni incomprensibili.

In un mercato africano vi è una vera e propria allegoria dei sensi. Vedere al mattino gli agricoltori che raggiungono la città da villaggi spesso lontani, allestire con raro amore per il bello pile multicolori di frutta ed ortaggi, vale già un viaggio al Darajani Market, il principale di Stone Town.

Tali mercanzie sono esposte a terra o sotto ripari improvvisati, allo scopo di difenderle dai raggi solari, mentre i venditori declamano a voce alta la qualità della loro merce. Solo la carne ed il pesce sono vendute al riparo, di solito in squallidi capannoni di grigio cemento.

Il forte odore, spesso disgustoso, e l’onnipresente nugolo di mosche ed api dovrebbero farci capire che è altrove dove bisogna riporre lo sguardo, lontano dalla presenza palpabile della morte.

Stranamente, in questo reparto del mercato non si odono grida, sicuramente a causa della mancanza di trattative, in quanto i prezzi sono imposti da apposite e severe leggi. Aggirandosi invece tra i venditori di frutta, ci si accorge che ben altra armonia regna.

I colori pastello sono quasi tutti rappresentati dall’arancione chiaro dei manghi maturi al rosa intenso del frutto che precede l’anacardio.

Con compostezza, tali venditori non chiedono quasi mai cifre esorbitanti agli stranieri per la loro merce, bensì si limitano ad applicare un sovrappiù che viene solitamente detratto in corso di trattativa.

L’onestà dei venditori di Zanzibar, al mercato, si differenzia da quella presente nei piccoli negozi della città vecchia, tanto cari ai turisti, costituendo veramente un’unita di paragone, in positivo.

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