differenza della costa dove è presente una forte espansione cristiana, a Zanzibar oltre il 90% della popolazione è musulmana, nonostante la scarsa presenza dei minareti lasci intuire di trovarsi in una nazione dagli abitanti poco devoti.

L'Islam giunse sull'isola e sulle coste intorno al XVI secolo insieme ai primi mercanti arabi che la diffusero, facendone uno degli elementi portanti della cultura swahili.

Il forte senso religioso che unisce gli abitanti di Zanzibar li porta ad osservare il Ramadan con stretto rigore.

Altresì è molto comune vedere gli uomini vestiti con il "Kanzu", il tipico abito senza collo e senza tasche dei musulmani, indispensabile per la visita del venerdi alla moschea.

Non è raro nel centro citta, imbattersi in gruppi di ragazze che escono dalla scuola coranica, dal capo coperto in segno di osservanza. Esse indossano il cosiddetto "Buibui", abito nero senza maniche che copre il corpo dalla testa ai piedi.

Nella cultura islamica, l'unità del popolo o, meglio, la fratellanza ed il rispetto verso chi ha più bisogno, sono maggiori di quelli appartenenti alla cultura cristiana.

A Zanzibar, la poligamia è permessa sebbene non sia molto frequente. Il numero massimo di mogli lecito è dieci. Anche il divorzio, consentito, viene veduto quale fallimento di un caposaldo della cultura musulmana: il matrimonio.

Come in tutte le isole, la tolleranza religiosa ha consentito la creazione di templi appartenenti ad altre chiese, come quelle induiste e cristiane.

Quest'ultima religione fu portata a Zanzibar dai portoghesi, intorno al XVI secolo, ma non si è mai diffusa ampiamente.

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